Io e Darko · Dalla vita vera
I primi mesi con un cucciolo di pastore tedesco: cosa sapere, da chi ci è passata
Mi chiamo Patrizia. Darko, il mio pastore tedesco alsaziano, oggi ha nove anni e quarantacinque chili. Ma è arrivato a casa che ne aveva due, di mesi, con un fiocco rosso e un muso che mi leccava la faccia. Se stai per prendere un cucciolo di pastore tedesco e ti chiedi cosa sapere, non ho un metodo da venderti. Ho i primi mesi con lui, come sono andati davvero: le traversine pulite, la rete tagliata, la zampa rotta, la pazienza. Te li racconto.

Prima di portarlo a casa: torna a vederlo
La cucciolata era a una decina di chilometri da casa nostra, ai Castelli Romani. Erano una dozzina di cuccioli. Ci andai cinque o sei volte prima di prenderlo. Non perché non fossi sicura: ero sicura. Ma volevo vederlo crescere, settimana dopo settimana, e non volevo mancare niente.
Per riconoscerlo subito in mezzo agli altri gli feci mettere un piccolo fiocco rosso. Aveva il mantello scuro, e da "dark" è nato il suo nome. Era marzo, aveva due mesi.
Lo dico a chi sta scegliendo: non si sceglie con gli occhi. Il cucciolo più bello diventerà un adulto con la taglia, il carattere e l'energia della sua razza. Un pastore tedesco è un cane importante: grande, con istinto di guardia, con bisogno di spazio e di una guida. Io lo sapevo, venivo da Billo, un altro pastore tedesco. Tornare a vederlo più volte serve anche a questo: a essere sicuri davvero, non innamorati e basta.
Il primo giorno: la testa nella rete
Il viaggio verso casa fu tranquillo. Guidavo io, Darko stava in braccio a mio figlio Chicco, che allora aveva quindici anni. Guardava tutto, curioso e impaurito insieme, ma non piangeva.
Appena a casa non partì alla scoperta. Era intimorito: annusava, osservava, ma restava vicino a noi, come se in quel posto sconosciuto le persone fossero l'unico punto fermo. La curiosità, però, arrivò presto, e fu proprio quella a metterlo nei guai la prima volta.
Il giardino era chiuso da una rete a maglie quadrate. Darko ci infilò la testa per vedere di là. La testa entrò, ma non uscì più. Dovemmo tagliare la rete. Fu il suo primo giorno da esploratore e il primo buco nella recinzione. Un cucciolo trova il buco che tu non vedi. La recinzione va guardata prima, metro per metro, ad altezza cucciolo.
La prima notte decide le altre
Fin dall'inizio Darko dormì con me, nella mia camera, con la porta chiusa. Non pianse mai. Mi fiutava, mi cercava, si avvicinava, e io lo coccolavo tanto. Mi seguiva già ovunque.
Una cosa che dico sempre: dove dorme la prima notte, decidilo prima. Perché quello che decidi la prima notte te lo tieni per quindici anni. Io l'ho voluto in camera con me, e nove anni dopo, quando mi vede andare verso la camera, lui mi segue fino al suo cuscino. Non me ne sono mai pentita. Ma è una scelta, e va fatta da svegli.
I bisogni: un mese, e le traversine sempre pulite
Le prime notti avevo preparato le traversine sul pavimento, convinta che Darko avrebbe capito. La mattina le traversine erano perfettamente pulite. I bisogni c'erano, semplicemente erano altrove: accanto, un po' più in là, in un angolo. Mai sopra. Come se le traversine fossero l'unico posto della stanza da rispettare.
Quando succedeva lo portavo vicino, glielo facevo annusare e gli dicevo un "NO" secco. Lui girava la testa. Poi cominciai a lavorare soprattutto sul comportamento giusto: appena svegli aprivo la porta e lo portavo fuori, e quando faceva i bisogni lo riempivo di coccole e gli davo un biscottino.
Ci volle circa un mese. Un mese di pazienza, ripetizioni, piccoli errori e premi. È stata una delle prime lezioni che Darko mi ha dato: avere un cane significa avere pazienza. Non possiamo pretendere che sappia già ciò che nessuno gli ha ancora insegnato. Con Darko non ho avuto bisogno di picchiare. Ho avuto bisogno di tempo.
La prima paura: la zampa rotta a tre mesi
Darko aveva tre mesi quando arrivò la prima vera paura. A quell'età voleva salire dappertutto, e quel giorno decise di arrampicarsi su un ramo della siepe. Io sentii solo un guaito. La zampa gli si era incastrata tra i rami e, tirandola fuori, si era fatto male. Non la appoggiava più.
L'osso era rotto. Il nostro veterinario ci mandò da un esperto di microchirurgia, e l'intervento fu un innesto sull'osso. Lo lasciai lì quattro ore, il tempo dell'operazione, e poi tornai a prenderlo: volevo che, svegliandosi dall'anestesia, la prima cosa che sentiva fosse il mio odore.
Il veterinario non mi ha mai messo paura, mi spiegava tutto con calma. La paura ce l'avevo io, per conto mio. E qui una cosa pratica che nessuno ti dice quando guardi il musetto: un imprevisto così io non l'avevo messo in conto. L'ho pagato volentieri, ma l'ho pagato. Un fondo per gli imprevisti, prima di prendere un cucciolo, serve.
Due mesi di convalescenza, dietro il bancone
La convalescenza fu lunga, circa due mesi, senza strafare. All'epoca avevo un bar-tabacchi a Roma e facevo il turno di pomeriggio. Non volevo lasciarlo solo a casa, così lo portavo al lavoro con me.
Gli avevo sistemato la cuccetta su una pedana, accanto a me ma non in vista dei clienti. Darko stava lì, con la sua pallina, e non abbaiava mai. Mai una volta in due mesi. Molti clienti si accorgevano di lui solo quando arrivava il momento di portarlo fuori: un pastore tedesco che spuntava da dietro il bancone, e loro che non ci credevano.
Pensavo di portarlo con me per farlo stare meglio. Solo più tardi ho capito che in quei giorni stavamo costruendo un'abitudine che non ci avrebbe più lasciati: lui si abituava a stare con me, e io ad avere lui accanto.

Le passioni e le paure nascono subito
Le manie di Darko sono cominciate tutte da cucciolo, come se fosse nato già con le sue idee. L'acqua del tubo in giardino, da rincorrere e mordere fino a bagnarsi tutto. La scopa da conquistare. L'aspirapolvere da combattere. E le palline: corre, la prende, torna, ma "riportarla" non significa "restituirla". Così ho imparato a giocare con due palline: lancio la seconda, per correre è costretto a mollare la prima. Il nostro sistema.
E le paure: il temporale e i fuochi d'artificio. Ai primi botti mi cerca, mi dà la zampa, mi segue passo passo. Io lo porto dalla parte opposta della casa, chiudo le finestre, e gli parlo piano finché passa. Conoscere le sue passioni e le sue paure fa parte del crescere insieme, e comincia dal primo mese.
La mia lista: i primi mesi con un cucciolo di pastore tedesco
- Torna a vederlo più di una volta. La scelta si fa a mente lucida, non solo col cuore.
- Recinzione controllata prima, metro per metro, ad altezza cucciolo. Il buco lo trova lui.
- Decidi prima dove dormirà la prima notte: quella scelta dura quindici anni.
- I bisogni: fuori appena svegli, coccole e biscottino quando fa giusto, un "NO" secco e basta quando sbaglia. Mettici in conto un mese.
- Niente urla, niente mani. Se non capisce, il problema è mio: cambio modo o riprovo domani.
- Comandi col biscotto in mano e la parola ripetuta, finché la parola basta.
- Un fondo per gli imprevisti: la zampa di Darko a tre mesi non era nel programma.
- Nei momenti difficili, non lasciarlo solo: la presenza costruisce il legame.
- Osserva cosa ama e cosa teme da subito: ti servirà per tutta la vita.
- Pazienza. Non è un talento, è tempo messo in conto.
Il cucciolo dura sei mesi
Il cane dura, se va bene, quindici anni. Quel musetto crescerà, diventerà adulto, poi anziano, e un giorno camminerà più piano. Prima di prendere un cucciolo bisognerebbe riuscire a immaginarlo vecchio e chiedersi: "Sarò ancora qui per te?". Non è una domanda poetica, è una domanda di calendario.
Io Darko non l'ho semplicemente portato a casa. Gli ho fatto posto nella mia vita. E lui si è preso un posto dentro di me. Se vuoi sapere che cane è diventato quel cucciolo, ho scritto com'è il carattere del pastore tedesco vissuto in famiglia. E se già pensi all'estate, come facciamo le vacanze con un cane grande.
Prima di decidere