Io e Darko · Dalla vita vera
Pastore tedesco: carattere e vita in famiglia, raccontati da chi ci vive
Mi chiamo Patrizia e da nove anni vivo con Darko, un pastore tedesco alsaziano a pelo lungo di quarantacinque chili, fuori misura, con un carattere forte. Non sono un'educatrice cinofila e non ho teorie da insegnare. Ho solo una casa, una famiglia, e un cane che ci vive dentro. Se stai cercando di capire com'è davvero il carattere di un pastore tedesco, prima di prenderne uno o perché ce l'hai già e ti fa domande, ti racconto com'è andata a noi.

Un cane che protegge, e che decide lui
La prima cosa da sapere sul carattere del pastore tedesco, almeno del mio, è questa: è un cane che protegge. Non gliel'ho insegnato io. Se l'è dato da solo, come lavoro.
Per Darko io sono quella da proteggere. Sempre. Se una persona si avvicina a me, anche se la conosce da anni, lui si alza dal suo posto, viene e si mette in mezzo. Se in famiglia qualcuno fa finta di picchiarmi, per scherzo, Darko abbaia e si frappone. Se sono sola in casa, il suo atteggiamento è ancora più netto: un estraneo non entra come se niente fosse.
Non è cattiveria. In nove anni non ha mai fatto male a nessuno. Ma è un cane che decide lui chi può avvicinarsi, e che avverte quando qualcosa non gli va. Vivere con un guardiano significa saperlo: in sua presenza niente scherzi fisici, niente abbracci improvvisi da dietro, e chi viene a trovarmi lo sa prima di entrare.
La regola dei cinque minuti
Quando arriva qualcuno a casa nostra, la regola la dico prima di aprire il cancello: per i primi cinque minuti, ignoratelo.
Niente carezze immediate. Niente mani calate sulla testa. Niente "ma quanto sei bello" con la faccia nella sua faccia. E soprattutto: non fissarlo negli occhi. Per Darko uno sguardo insistente può diventare una sfida.
Bisogna lasciargli il tempo di osservare. Dopo qualche minuto è lui ad avvicinarsi. Annusa, studia. Se comincia a leccare la persona, per noi quello è il suo segnale: va bene, adesso puoi accarezzarmi. Prima viene Darko da te, poi puoi andare tu da Darko.
Sembra una regola per il cane. In realtà è una regola per le persone. Il cane la sua parte la fa sempre giusta, se gli lasci il tempo di farla.
Quando avverte (e perché non lo sgrido)
Non tutti ascoltano. Anzi, tanta gente non ascolta. Vedono un bel pastore tedesco e fanno quello che farebbero con qualsiasi cane: si chinano, lo guardano dritto negli occhi, allungano la mano.
E Darko risponde a modo suo. Mostra i denti. Poi abbaia, forte, contro quella persona. Non ha mai fatto altro, e non ha bisogno di fare altro: chi si è preso quell'abbaiata in faccia, la volta dopo i cinque minuti li rispetta.
Io non mi arrabbio con lui. È la cosa che più stupisce le persone, e invece per me è il cuore di tutto. Ha avvertito, come sa fare un cane. Il ringhio, i denti, l'abbaio non sono il problema: sono l'informazione. Mi dicono che per lui qualcosa è troppo. Se mai, sono io a dover spiegare meglio, prima, a chi entra in casa mia. Quando Darko arriva a dover avvertire, di solito è perché un umano non ha ascoltato me.
Con i bambini mi ha sorpresa
Mi aspettavo che tenesse i bambini a distanza come fa con gli adulti estranei. Invece, appena conosce un bambino, lo prende in custodia. L'ho visto con mio nipote: Darko gli fa la guardia. Non lo lascia. Lo segue, gli sta accanto, controlla. Come se avesse paura che si faccia male da solo. Il guardiano allarga il suo cerchio: dentro ci sono io, e dentro c'è quel bambino.
Bello? Bellissimo. Ma non per questo abbasso la guardia. Un cane grande e un bambino piccolo non si lasciano mai soli, nemmeno il cane più buono del mondo, nemmeno il mio. Non perché mi aspetti il peggio da Darko, ma perché un bambino può cadere addosso a un cane che dorme, tirare un orecchio, infilare la mano nella ciotola. E a quel punto anche il cane migliore ha il diritto di spaventarsi. Mio nipote ha imparato le regole, niente abbracci al collo, niente disturbo mentre mangia o dorme, prima di imparare a leggere.
Con gli altri cani: l'incazzoso
Lo dico com'è. Con gli altri cani Darko, niente da fare. Non li sopporta. Non è mai stato un cane da area cani, da giochi con gli sconosciuti. Fuori casa, con un cane davanti, è l'incazzoso. Lo so, lo prevedo, e lo gestisco.
Per anni mi sono sentita in colpa, come se un cane che non gioca con gli altri fosse un cane riuscito male. Poi ho capito che non tutti i cani devono essere amici di tutti i cani. Con Jack, il nostro West Highland di otto chili, Darko ha convissuto benissimo: erano gelosi uno dell'altro, di me, ma erano una famiglia. Il problema non sono "i cani": sono gli sconosciuti che gli arrivano addosso.
Quindi organizzo io. Passeggiate negli orari tranquilli. Guinzaglio sempre. Se vedo arrivare un cane libero con dietro un "tranquillo, è buono!", cambio strada io, subito, perché il mio al guinzaglio non ha via di fuga. E quando mi chiedono "è buono il suo?", rispondo "il mio no", senza vergogna. La gente ringrazia.
In casa, però, è un altro cane
Tutto questo è il Darko fuori, con gli estranei. Dentro casa, con noi, è un cane che mi segue di stanza in stanza, che si sdraia dove sto io, che se piango arriva, mi lecca la faccia e resta lì finché non gli parlo. Se alzo la voce, cosa rara, si mette in mezzo. Se discuto, viene a sedersi accanto a me.
Ha le sue passioni da sempre: l'acqua del tubo da mordere, la scopa da rubare, l'aspirapolvere da combattere, le palline. Due palline, perché con una sola non me la restituisce mai. E ha le sue paure, il temporale e i fuochi d'artificio: in quei momenti cerca me, mi dà la zampa, e io non posso fare altro che stargli vicino e parlargli piano finché passa.
È un cane forte, e in famiglia è un cane tenero. Le due cose stanno insieme. Anzi, secondo me sono la stessa cosa.

La mia lista: vivere con un pastore tedesco che ha carattere
- La regola d'ingresso la dico prima che gli ospiti entrino, non dopo il ringhio.
- Primi cinque minuti: nessuno lo tocca, nessuno lo chiama, nessuno lo fissa. È lui che si avvicina.
- Mani sotto il muso, mai calate dall'alto sulla testa.
- Il ringhio è informazione, non ribellione: non lo punisco, tolgo il cane o la persona dalla situazione.
- Niente scherzi fisici o lotte per gioco davanti a lui.
- Cani e bambini mai da soli nella stessa stanza. La sorveglianza è mia, non del cane.
- Fuori: orari tranquilli, guinzaglio sempre, e se arriva un cane libero cambio strada io.
- I comandi di sicurezza ("no", "fermo", "vieni", "basta") li teniamo vivi tutta la vita, insegnati col biscotto e mai con le mani.
- Se il carattere cambia all'improvviso: prima il veterinario, perché il dolore cambia il carattere.
- Il giudizio degli altri pesa meno della sua serenità. Sempre.
Non devo dimostrare niente
C'è una frase che mi ripeto da nove anni e che regalo a chi ha un cane con carattere: non mi interessa dimostrare che il mio cane è buono. Mi interessa che lui sia tranquillo e che le persone intorno a lui siano al sicuro.
Sono due obiettivi diversi, e il primo rovina il secondo. Chi vuole dimostrare che il cane è buono lo mette alla prova: lo porta in mezzo alla gente, lascia che tutti lo tocchino. Chi vuole un cane tranquillo fa il contrario: conosce i suoi limiti e organizza le situazioni in modo da non metterlo inutilmente in difficoltà.
Con un cane grande e forte, conoscere il carattere non è soltanto amore. È responsabilità. Quarantacinque chili senza controllo sono difficili da gestire, per questo Darko ha le regole. Ma fermezza e violenza non sono sinonimi, e un cane con carattere ha bisogno di più fermezza e di meno violenza di chiunque altro.
Un cane con carattere non è un cane difficile. È un cane chiaro: ti dice sempre come la pensa. Sta a te ascoltarlo.
Se vuoi sapere com'è cominciato, ho raccontato i primi mesi con Darko cucciolo. E se il tuo ha già qualche anno sulle spalle, c'è anche come sta cambiando adesso che invecchia.
Se ti sei riconosciuto