Io e Darko

Io e Darko · Dalla vita vera

Quando il pastore tedesco invecchia: ritmi, segnali, e come godersela

Mi chiamo Patrizia. Darko, il mio pastore tedesco alsaziano, ha nove anni. Sta benino: non prende medicine, mangia le sue crocchette, gioca ancora con le sue due palline. Ma certe mattine si alza un po' più lentamente di altre, la corsa dura meno, e i muretti da cui saltava per inseguire i ragazzi ormai li guarda e basta. Non è più un cucciolo. E io ho dovuto imparare la cosa più difficile di tutte: non chiedergli di essere il Darko di tre anni. Se anche il tuo pastore tedesco sta diventando anziano, ti racconto come cambia, come cambiano le giornate, e perché, te lo dico subito, questi possono essere gli anni più belli. Per la salute c'è il veterinario. Qui racconto solo come faccio io.

Darko, pastore tedesco anziano di nove anni, che riposa sul divano di casa a Dubai
Un pomeriggio qualunque. "Ora basta. Mi riposo."

Sempre lui, solo un po' più piano

La pallina continua ad avere lo stesso potere. Appena la vede, Darko parte. Corre a prenderla, torna da me, e ricomincia il nostro gioco delle due palline. Ma oggi dura meno. Dopo un po' rallenta, va a bere, si sdraia e mi guarda. Conosco quello sguardo. È come se mi dicesse: "Ora basta. Mi riposo."

Una volta avrebbe continuato molto più a lungo. La voglia, però, è ancora lì. Anche con l'acqua del tubo è lo stesso: finché è aperto lui vorrebbe giocare, sono io a vedere che si stanca prima. È così che ti accorgi che sta invecchiando. Non perché smette di essere lui. È ancora lui. Solo un po' più piano.

E qui c'è il primo lavoro da fare, ed è su di noi: vedere il rallentamento senza drammatizzarlo e senza negarlo. Chi lo nega continua a chiedere al cane le corse di prima "perché gli fa bene muoversi". Chi lo drammatizza smette di giocare del tutto "per non stancarlo". La strada giusta è nel mezzo: si gioca ancora, tutti i giorni, ma è lui che decide quando basta. Io ho imparato a fermarmi un lancio prima, non uno dopo.

La mattina è il mio termometro

Certe mattine Darko si alza più piano. Ha qualche dolore, i reumatismi. Il veterinario lo segue e, per ora, non prende medicine: sono attenzioni, non cure.

La prima alzata del mattino è diventata il mio momento-termometro. Lo guardo alzarsi e so come sarà la giornata: sciolto o rigido, voglioso o tranquillo. Non è ansia, è conoscenza. Dopo nove anni conosco il "suo normale" meglio di chiunque, e i cani anziani le cose non le dicono: le mostrano, di poco, a chi li guarda davvero.

Con l'età le visite diventano più regolari anche se non c'è niente. E c'è un dettaglio che con Darko conta: con il suo carattere, ogni visita vera richiede l'anestesia. Quindi tutto quello che si può controllare senza, gli occhi, l'andatura, il peso, l'appetito, come respira quando dorme, lo controllo io, a casa, e riferisco. Sono gli occhi del veterinario tra una visita e l'altra. E se un cambiamento dura più di un giorno o due, faccio una telefonata. Non cerco su internet.

La pappa e le piccole cure

Darko mangia sempre le sue crocchette, solo che adesso sono quelle per adulti. E ogni tanto gli cucino io: carne fresca, verdura. Niente pollo, perché il suo pelo non lo tollera. Anche per il bagno cerco prodotti adatti al suo tipo di pelo e di pelle. Piccole cose. Le stesse attenzioni che, a un certo punto, arrivano per tutti quelli che amiamo.

L'appetito è un termometro anche lui. Darko, quando mangia, vuole che io gli stia vicina: se mi allontano smette e aspetta che torno. Quindi a ogni pasto ci sono, e vedo. Un pasto svogliato lo noto subito. E l'acqua: Darko beve solo acqua corrente, mi porta al bidet e aspetta che apra il rubinetto. Lo faccio da anni. Se il tuo, come il mio, beve solo dal rubinetto, il rubinetto si apre.

Le parole che bastano

Con gli anni Darko richiede più attenzione. E spesso gli basta pochissimo. Una parola. "Amore." "Cucciolo." Lo guardo, gli dico una delle parole che conosce, e lui sembra già contento: alza la testa, muove la coda. Come se avesse semplicemente bisogno di sapere che mi sono accorta di lui. Gliele dico dieci, venti volte al giorno, senza motivo, passando. Costa niente. Vale tutto.

Non vorrebbe mai stare solo, e oggi questo suo bisogno è più evidente di prima. Mi segue di stanza in stanza, si sdraia dove sono io, un occhio sempre aperto. Da giovane mi seguiva per non perdersi niente; da anziano mi segue per non perdere me. E io ho smesso di considerarlo un'ombra. È compagnia, la più fedele che c'è.

Invecchiare insieme, forse, significa proprio questo: avere sempre meno bisogno di fare, per avere sempre più bisogno di esserci.

Le scelte che si fanno per lui

Darko ha volato due volte, Italia–Dubai, in stiva, per il trasloco. Non volerà più. Non perché sia andata male, ma perché ho visto quanto gli costa, e so che con l'età ogni volo gli farebbe più paura del precedente. Così, quando dovrò tornare a Dubai, lui resterà a Roma con il mio compagno, nella casa che conosce, con le sue abitudini. Ci ho pensato tanto, ci penso ancora, e so che sarà una delle cose più difficili che avrò fatto con lui.

Ma amare un cane vecchio significa questo: scegliere quello che è meglio per lui, non quello che fa meno male a me.

È la regola che uso ormai per tutto. La vacanza si sceglie col suo passo: meno chilometri, più soste, posti che conosce o posti facili. Gli ospiti a casa si dosano, perché da anziano ha meno pazienza, e va bene così. Ogni tanto mi chiedo: questa cosa la sto facendo per lui o per me? Non sempre la risposta mi piace. Ma è la domanda giusta.

Darko, pastore tedesco anziano, sdraiato sulla sdraio in giardino ai Castelli Romani
In giardino, sulla sdraio. Dove sono io sta lui, e a volte anche prima di me.

La mia lista: vivere con un pastore tedesco anziano

Godérselo, senza contare il tempo

Lo dico alla fine perché è la cosa più importante di tutte. Non voglio contare il tempo che resta. Voglio contare le mattine in cui mi sveglio e lui è lì. Le volte in cui mi segue in bagno. Le palline che lancerò. L'acqua che continuerà inutilmente a cercare di mordere. Le volte in cui mi basterà dirgli "amore" e lui sarà contento.

Un cane anziano è un regalo travestito da dispiacere. Il cucciolo te lo godevi tra un disastro e l'altro; il cane anziano è tutto lì, tranquillo, che ti guarda. Conosce le tue abitudini a memoria, tu conosci le sue. Non dovete più insegnarvi niente: dovete solo starvene insieme.

Ho aspettato nove anni per scrivere di Darko, e l'ho fatto quando l'ho visto alzarsi più piano: perché le cose belle vanno scritte finché sono ancora lì. Ecco il mio unico consiglio vero: scrivilo, fotografalo, guardalo. Adesso. Anche una foto di un giorno normale, perché sono quelli che vorrai rivedere. Il tempo di un cane passa a una velocità che non è giusta, e l'unico modo che abbiamo per fregarla è esserci, ogni giorno, con tutta l'attenzione che abbiamo.

Sto imparando a rispettare il suo ritmo. A godermi una corsa più breve, una pallina in meno, un momento in più sdraiato accanto a me. E ogni sera, quando mi segue fino al suo cuscino, gli dico la stessa cosa di sempre: "Non ti azzardare a lasciarmi."

Se vuoi sapere che cane è stato, e che cane è ancora, ho raccontato il carattere del pastore tedesco vissuto in famiglia. E per le estati che verranno, più lente e con più soste, c'è come facciamo le vacanze con il cane.

Finché sono ancora lì

La storia di nove anni è nel libro. E per chi ha un cane che invecchia c'è il Diario 5, "Quando invecchia": il gioco che cambia, le mattine, la pappa, le scelte per lui, e come godersela. Con le mie liste.

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